Un nero (ma solo "abbronzato" secondo alcuni) di origini africane, che conquista la guida del paese più potente del mondo, con un programma che fa leva sulle speranze degli americani piuttosto che sulle loro paure, è, nella sostanza, una rivoluzione di portata storica. E per certi versi già leggendaria. Ma se lo è nella sostanza, lo è anche nella forma.
La campagna elettorale di Barack ha segnato uno spartiacque anche nel modo di fare comunicazione politica, che da oggi, perlomeno nei paesi civilizzati e dotati di una democrazia forte, è destinato inevitabilmente a cambiare. Obama ha infatti compreso a fondo le potenzialità della Rete e ne ha fatto un uso a dir poco scientifico, tanto per diffondere il proprio messaggio politico, quanto per generare un "effetto volano" che ha moltiplicato oltre misura i feedback e il supporto dei potenziali elettori.
Non c'è un solo strumento della comunicazione reticolare che Obama non abbia usato: Facebook, Myspace, Twitter, blog, videogiochi on-line, e giù, fino allo stupidissimo Second Life, senza dimenticare e-mail e SMS.
Ha speso milioni di dollari per far man bassa di parole chiave AdWords e far apparire i propri link sponsorizzati tra le risposte alle ricerche effettuate con Google: cercavi "crisi finanziaria" e compariva la ricetta del senatore afroamericano per sanare il dissesto economico del continente.
Non è semplice furbizia: significa piuttosto aver compreso che per comunicare con i propri elettori bisogna stare là dove sono loro, piuttosto che pretendere che siano loro a venire da te, adeguandosi alla tua agenda. Certo, aver avuto come consulente "informale" Erich Schmidt, direttore esecutivo di Google, deve essersi rivelato di grande aiuto (e aver fruttato anche qualche sconto sul servizio), ma sta di fatto che quando non si ha qualcosa da dire, quando manca un messaggio realmente potente da veicolare, anche il più sofisticato "marketing virale" serve a poco.
E di cose da dire Barack Obama ne aveva molte. Talmente tante da strabordare dal mezzo televisivo, un medium che preferisce i motti incisivi, gli spot fulminanti, le frasi ad effetto, ai discorsi lunghi, complessi e ricchi di contenuti. Ovvero quelli che riescono meglio a Obama.
Ed ecco, allora, che la straordinaria abilità oratoria del senatore si riversa su You Tube, dove realizza un proprio canale personalizzato. Per ogni discorso che viene pubblicato - roba che va dai trenta ai quaranta minuti - le visite si contano a milioni: la gente ha finalmente la possibilità di consumare la campagna elettorale secondo i propri tempi, da casa propria, e lo fa. Lo fa oltre ogni possibile previsione.
Non è che gli altri candidati alla Casa Bianca non avessero il sentore dell'importanza della Rete, ma nessuno l'ha presa seriamente quanto Obama. L'investimento fatto su You Tube ha del clamoroso: una squadra di cameraman professionisti, una cinquantina di montatori, una produzione copiosa e una tempestività degna di un network televisivo "all news". L'uso che ne fece Clinton, a confronto, appare come l'incarnazione di una passione adolescenziale sviluppata con l'uso di un videofonino ...
Ma è con Facebook che l'ex senatore dell'Illinois ha superato se stesso. Strategia allo stato puro. In questo caso, infatti, non si è trattato tanto di utilizzare il mezzo per raggiungere direttamente milioni di supporter, quanto di attivarne la massa critica. Grazie alle meccaniche del Web 2.0, ogni singolo "Amico" del circuito ha potuto giocare il ruolo di "organizzatore. di consenso", ovvero dar vita ad una sorta di Circolo che poteva reclutare localmente altri supporter, raccogliere fondi, gestire e ridiffondere le notizie veicolate dai media.
Se si moltiplica questa attività per le centinaiadi migliaia di aderenti al circuito, e vi si aggiungono anche quelli che fanno capo agli altri social network utilizzati da Obama, la sorprendente capacità di penetrazione di questa strategia balza agli occhi.
I cosiddetti "media sociali" hanno permesso al candidato democratico non solo di raggiungere fasce di popolazione elettoralmente inesplorate (giovani e avezze al mezzo digitale), ma di estendere su scala nazionale la propria "gioiosa macchina da guerra" in tempi e con mezzi nemmeno lontanamente paragonabili a quelli necessari per condurre una campagna tradizionale: sarebbe ridicolo sostenere che la nuova presidenza statunitense sia figlia del Web, ma di sicuro gli deve molto.
È divertente, anche se forse un po' impietoso, osservare le differenze tra gli esempi di uso consapevole della Rete come strumento di comunicazione politica che ci vengono da oltre oceano con i modelli di "propaganda digitale" made in Italy. Qui da noi la politica si presenta sui blog e su You Tube (quando lo fa) con lo stesso stile e le stesse finalità di una vecchia decrepita, ìmbellettata e in minigonna, che scimmiotta le movenze e la parlata della gioventù che la circonda, nella disperata speranza di apparirne una degna rappresentante. Una vecchia che, se si ritrovasse improvvisamente davvero giovane, della giovinezza non saprebbe che farsene. D'altronde, come diceva la canzone?
"Tu vuo' fa l'americano ... "
Andrea Maselli
3 - primarie, si ma vere. e quando dico vere dico non pilotate!
4 - non ne sono del tutto convinto e devo ancora capire che relazione avere con il tesseramento (visto che lo sono e sto cercando di far tesserare)
5 - credo però che smuovere le acque stagnanti sia positivo
6 - non potro esserci fisicamente