Allora ...
il mio primo impatto fu un picchetto .... era il primo anno diciamo 72/73
lo per li non lo capii, non capivo non sapevo
Con il passare degli anni ... ho cercato di capire, di cazzeggiare, di impegnarmi, di convincermi che i nostri gesti potevano incidere un pochino, ero incosciente, musone, introverso (oddio non è che sia cambiato molto)
Credo sia normale, generazionale, volersi affermare, affermare i propri bisogni (oddio, Agnes Heller e la sua teoria)
Mio padre all'epoca - con i decreti delegati - si occupava di scuola.
Anche lui ha sempre cercato di capire. E di questo gliene sarò sempre grato.
La mia prima contestazione la ricevetti, fa ridere ma è così, al mio paese.
Era una notte introrno al '74 e sotto le finestre di casa di nonna alcuni amici di allora - tra lo sfottò ed il serio - urlavano "contro di decreti delegati siamo sempre più incazzati".
Io non li capivo allora, questi amichetti e compagnucci (in realtà molti di loro erano o diventarono di destra). Non li capivo perchè era come se sminuissero l'impegno di mio padre. Ah ... perchè mi contestavano? perchè per loro ero troppo "destro"
Vabbè andiamo avanti.
Si .. c'era chi ci credeva e chi faceva finta, oppure - in buona fede - diciamo che seguiva l'onda (per avvicinarci ai giovani di oggi).
Successe allora, succede oggi.
Tenacemente in quegli anni, si cercava di capire, di crescere.
E pur spostandomi un poco più a sinistra (da simpatizzante figgiciotto a pduppino/elleciino/dippino - autonomo no! mai!!!) si insitillava il costume di saperne sempre di +più per poter ribattere e contestare.
Ho sempre riconosciuto al gramsciano motto una superiorità e vitalità straordinaria: "studiate, perchè abbiamo bisogno di tutto il vostro sapere".
Le ragazze? C'è chi dice che noi non vedevamo le ragazze. Mah, è un ricordo un po' sfuocato.
C'erano filarini, puntatine, occhiolini e struggimenti vari. C'era chi vedeva le ragazze e le puntava in virtù di "capo" e c'era chi vedeva il "capo" e lo puntava.
Leader e leaderini ci sono sempre stati.
Io non ero molto bravo a dichiararmi (dillo a Carla, mia moglie, che mi dovette "estorcere" nel '78 le parole dalla bocca (però il primo passo lo feci io).
Gli ultimi anni del liceo dopo quell'avanzata straordinaria delle sinistre (lo riconobbi solo anni dopo ) furono i + tumultuosi.
Con il senno del poi (rivedendo anche in TV una trasmissione curata da alcuni miei vecchi compagni di DP) li ho chiamati gli anni del culo. Poi vi spiego il perchè.
Anni di sabato in piazza, anni di speranze, anni di compagni morti (molti anni dopo ripensai che furono anni di giovani morti, solo giovani).
Ricordo quel marzo del '77, tornato a casa zuppo, fradicio e integro. Ricordo un mio intervento nella palestra dell'Archimede che "boatava" perchè c'era chi sosteneva (anche io) che si faceva un "servizio alla repressione" nel'adottare alcuni comportamenti del cazzo (armerie varie).
Ricordo quel giorno che sull'autobus (ma era dopo il '77, anche se non ne sono sicuro) due stronzetti fasci salirono sull'autobus. Io sedevo in quello che era, allora, il posto del bigliettaio, e siccome leggevo Lotta Continua ed il Quotidiano dei lavoratori, vollero, diciamo, dire la loro. Non ci furono conseguenze gravi, se non spavento e occhiali un po rotti.
Gli anni del culo, dicevamo prima. Si perchè ogni giorno era il culo a far si che tu non passassi nel posto sbagliato all'ora sbagliata. E questo nonostante tutte le accortezze che uno usava. Gli anni del culo per essere riuscito a raccontarli dopo.
Dopo anni, molti anni - 30 anni - ho ritrovato su Facebook alcuni dei compagni di scuola di allora. Ed è una cosa positiva averli incontrati e poter parlare con loro (ma anche cazzeggiare) su quegli anni.
Per ultimo, last but non least, questo post è dedicato anche a mia nipote Giulia che sta occupando scuola ed è al primo anno di Liceo.
